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MITI DEL VIETNAM


PHU DONG THIEN VUONG
IL PICCOLO GENIO




Sotto la dinastia di Re Hung Vuong VI, il Van Lang era un regno prospero e pacifico. Il Monte Tan Viên innalzava fino alle nuvole la sua maestosa vetta. Il Fiume Hong Hà (il Fiume Rosso) spingeva impetuoso i suoi flutti verso il mare, e incessantemente le navi mercantili si muovevano lungo il suo corso. Le verdi risaie si estendevano a perdita d'occhio fino all'orizzonte.


Ma improvvisamente gli "Ân" dalla Cina invasero il regno di Van lang. I villaggi furono incendiati, e la popolazione massacrata. La barbarie s'installò in tutto il paese oramai devastato e saccheggiato.


L'esercito reale era impotente, sopraffatto dalla situazione. Il re inviò i suoi emissari in tutto il regno per cercare il "Cavaliere Bianco" che avrebbe potuto salvare il Paese. Ma gli inviati ritornarono a mani vuote.


In quell'epca, nel villaggio di Phù Ðong, una coppia sterile, dopo molte preghiere in vari templi e pagode, riuscì a dare alla luce un bambino a cui venne dato il nome Giong. A 3 anni Giong non poteva né ridere, né parlare e non riusciva nemmeno a camminare.

Un giorno, un emissario del re arrivò al villaggio per lanciare il messaggio. Nell'udire la proclamazione, Giong si alzò solidamente in pedi e disse ai genitori: "..Papà, mamma, voglio parlare con l'iviato del re, invitatelo nella nostra casa". I genitori, felici e sorpresi nello stesso tempo chiesero all'emissario del re di andare a parlare con Giong.

Quando l'emissario arrivò, Giong gli disse: "Che il re mi prepari un cavallo, un'armatura ed una frusta, il tutto in ferro. Con queste cose, io caccerò gli "Ân" fuori dal regno". L'emissario sorpreso da tanta fermezza, salutò il bambino e fece ritorno nella capitale.

Dopo aver ascoltato l'emissario, il re decise di utilizzare tutte le riserve di ferro e mobilitò tutti i fabbri del regno i quali dovettero lavorare giorno e notte per soddisfare le richieste di Giong.

Nel frattempo, al villaggio Phù Ðong, Giong mangiava sempre di più. Gli abitanti si facevano in quattro per nutrirlo. Giong, continuando a mangiare cresceva a vista d'occhio, diventando rapidamente un gigante.

Infine, un giorno, Giong ricevette tutto ciò che aveva richiesto. Allora egli si alzò, indossò l'armatura, prese la frusta e salì sul suo cavallo di ferro. Tutti, soldati e contadini lo acclamavano. Molti erano i volontari disposti a partire al suo seguito per combattere gli invasori.

Al primo colpo di redini, il colossale cavallo si impennò, nitrì e sputò fuoco. La folla, soldati e uomini del villaggio, seguirono dietro il cavaliere. Essi portavano stendardi e lance, e, brandendo le loro armi, erano pronti a scacciare il nemico.

Quando vide gli invasori An, Giong piombò su di loro. Il suo cavallo sputando fuoco bruciò i nemici. Con la sua frusta, Giong li abbattè spargendo i loro cadaveri tutto intorno al suolo.


Il rinforzo degli invasori arrivò assieme ai loro più valorosi generali. Sul suo cavallo, Giong si battè così energicamente che la sua frusta di ferro si fracassò.

Dirigendosi verso la foresta nei pressi del campo di battaglia, Giong prese dei bambù per continuare a combattere gli invasori sterminandoli fino all'ultimo soldato. Secondo la leggenda, in questa foresta cresce, da allora, una varietà di bambù di color avorio, rara e preziosa, chiamata "Bambù Ðang ngà":

Dopo il suo trionfo, Giong ordinò alle sue truppe di ritornare nella capitale e annunciare la buona notizia al re. Quindi si diresse verso la cima della montagna Sóc Son, da dove dopo aver lasciato la sua armatura, s'involò verso il Cielo sul suo cavallo di ferro.


Il re Hùng Vuong considerando Giong come un inviato mandato dal Cielo per vincere gli An e salvare il regno, decise di conferirgli il titolo di "Genio di Phù Ðong" e fece costruire un tempio in suo onore. Questo tempio esiste tuttora, ed una festa in suo onore è celebrata tutti gli anni il giorno nove del quarto mese lunare, è la "Festa di Giong".