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LA STORIA DEL VIETNAM



Luo Yue (o Lac Viet)

L’amore per la verità crea la necessità che essa sia stabilita in modo trasparente

Nei tempi antichi, i Cinesi indicavano collettivamente i popoli al loro sud come Yue. I testi storici fanno spesso riferimento alle tribù dei Cento Yue. Lo storico Luo Xianglin ha suggerito che tali popoli condividessero una comune ascendenza con la Dinastia Xia. Il "Trattato di Geografia" in Han Shu nota: "Nei sette od ottomila li da Jiaozhi a Kuaiji (Jiangsu meridionale o Zhejiang settentrionale), i Cento Yue sono dovunque, ciascuno con i propri clan." Proprio come il termine Celti veniva usato dai Greci per descrivere ciò che essi percepivano come un ampio gruppo culturale, così il termine Yue per gli antichi Cinesi aveva un valore culturale relativo. Inoltre, al pari dei "Celti", anche Yue si usa ora in parecchi modi diversi.

La scoperta del sito Hemudu (Zhejiang) nel 1973 è stata un grande evento per gli archeologi cinesi poiché questo sito risale a più di 7000 anni fa e testimonia la traccia rilasciata dalla più antica civiltà del riso scoperta finora al mondo.
Vi si sono anche trovati i resti di un habitat lacustre montato su palafitte di legno, un tipo di costruzione molto diverso dalle case di fango della Cina del nord. Le persone che vi vivevano presentavano i tratti caratteristici di entrambe le razze sia mongoloide che negroide-australiana.


Zhejiang - sito di Hemudu

Poiché Zhejiang già da molto tempo fa parte di una delle più belle province nel sud della Cina, non si smette di attribuire ai Cinesi questa famosa civiltà, anche se si sa che la culla della loro civiltà è strettamente legata al bacino del Fiume Giallo (o Huang He) (Hoang ha) di cui Anyang è l’antico cuore. Non si può negare che la civiltà cinese ha trovato la sua quintessenza nelle culture neolitiche di Shao-Yang (provincia di Henan) (5000 anni aC) e Longshan (provincia dello Shandong) (2500 anni aC), identificati rispettivamente dallo svedese Johan G. Andersson nel 1921 e dal padre dell’archeologia cinese Li Ji qualche anno più tardi.



Alla ricerca delle orgini del popolo vietnamita

Grazie al lavoro di analisi filogenetica del team statunitense guidato dal professor J.Y. Chu dell'Università del Texas, pubblicato nel luglio 1998 sulla rivista American Academy of Sciences e raggruppati sotto il titolo "Genetic Relationship of Population in China ", si è cominciato ad avere le idee più chiare circa l'origine del popolo cinese e, a riguardo, ci sono stati due punti importanti in questo lavoro:

  • è chiaro che la prova genetica non può supportare una indipendenza originale dell’Homo sapiens in Cina. Gli antenati delle persone che attualmente vivono nella parte orientale della Cina provenivano dal Sud-Est asiatico.
  • Oramai si può concludere quasi sicuramente che la popolazione "moderna" originaria dell'Africa costituisce in gran parte il capitale genetico che si trova comunemente nell’Asia dell’Est.

Ogni individuo possiede alla nascita un genotipo (insieme dei geni) il quale è un bene prezioso in grado di compiere da solo un numero infinito di copie che saranno poi trasmesse di generazione in generazione.

Questi geni costituiti da numerosissime molecole a forma di doppia elica (o DNA) sono alla base dell'ereditarietà.
È possibile in un contesto specifico nel quale sono stati riuniti tutti i fattori essenziali per consentire a piccoli calcolatori biochimici costituiti da porzioni di DNA nel nostro corpo di effettuare dei cambiamenti radicali. È al punto di mutazione spontanea legato ai cambiamenti climatici o di radiazione solare o della deriva genetica, che il genotipo di una specie può essere cambiato completamente per diventare il genotipo di un'altra specie nel corso del tempo.

Questa trasformazione può avvenire a passo di formica (tesi del gradualismo di Ernst Mayr) oppure a passi da gigante (teoria degli equilibrii punteggiata da due paleontologi americani Nils Elredge e Stephen Jay Gould). Questo facilita una migliore comprensione dell'evoluzione della specie umana (dall’ Homo erectus all’Homo sapiens) e sul fenotipo che quest’ultimo può acquisire nell’ambiente incontrato (il colore della pelle, la statura, il sistema sanguigno, i diversi comportamenti ... ecc).

Nella sua conclusione, il professor J.Y. Chu ha riconosciuto che è probabile che gli antenati delle popolazioni che parlano lingue altaiche (o Han) discendano dalle popolazioni del Sud Est asiatico e dalle tribù dall'Asia centrale e dell’Europa.

Questa scoperta non mette in discussione quanto è stato proposto qualche anno fa dal professore di antropologia Wilhelm G. Solheim II, dell’Università di Hawaii nel suo libro "Una nuova luce su un passato dimenticato."
Per questo antropologo, non c'è dubbio che la cultura di Hoa Binh (15.000 aC), scoperta nel 1922 dall’archeologa francese Madeleine Colani in un villaggio vicino alla provincia di Hoa Binh in Vietnam, è stata la base della nascita e dello sviluppo futuro delle culture neolitiche di Yang-Shao e Longshan trovate nel nord della Cina.
Il fisico britannico Stephen Oppenheimer è andato al di là di quanto si pensasse fino ad allora, dimostrando con il suo approccio logico e scientifico nel suo libro "Eden nell’Est: continente sommerso del Sud-Est asiatico", come la culla della civiltà umana è stata nel sud est asiatico. Egli ha concluso che, sulla base di prove geologiche trovate sul fondo del Mar Cinese Meridionale e utilizzando metodi di datazione eseguiti con il C-14 sugli alimenti (patate dolci, taro, riso, cereali, ecc ..) ritrovati nel sud-est asiatico (Non Nok Tha, Sa Kai (Thailandia), Phùng Nguyên , Ðong Ðau (Vietnam), (Indonesia), un grande diluvio ha avuto luogo e ha costretto gli abitanti di questa regione, contrariamente a quanto avevano descritto gli archeologi occidentali come popolazioni che vivevano di pesca, caccia e raccolta, ad essere i primi a saper controllare perfettamente il riso e l'agricoltura, ad emigrare in tutte le direzioni (sia verso sud in Oceania, sia verso est nel Pacifico, sia verso ovest in India o sia verso nord in Cina) per il proprio sostentamento.
Queste popolazioni erano diventate i semi delle grandi e luminose civiltà trovate più tardi in India, Mesopotamia, Egitto e nel Mediterraneo.

Da queste constatazioni archeologiche e scientifiche, si è portati ad interrogarci su ciò che è stato riportato e falsificato della storia di questa regione ed insegnato fino ad ora ai vietnamiti.
Si possono ancora ignorare per molto tempo queste scoperte scientifiche? Si può continuare a credere ancora agli scritti cinesi (Hau Hán Thu per esempio) in cui è attribuito ai prefetti cinesi Tích Quang (Si Kuang) e Khâm Diên la cura di insegnare agli antenati dei vietnamiti la maniera di vestirsi e l’uso dell’aratro che essi non conoscevano nel primo secolo della nostra era?
Come non conoscevano la risicoltura, i discendenti legittimi del re Shennong (Than Nông ), quando sappiamo che quest'ultimo era uno specialista in campo agrario?
Nessuno osa affrontare questa contraddizione. Non ci si pongono nemmeno domande sul soprannome che la gente del Nord ha dato all’eroe divino Yandi (Viêm Ðe ) (re del paese caldo di Bai Yue). È questo il modo in cui si riferiscono al re del Sud perché all’epoca degli Zhou, il territorio di Yue era conosciuto come il nome di Viêm Bang?
È possibile che il popolo nomade del nord di origine turco-mongola, gli antenati del popolo Han, e la gente del Sud, gli Yue abbiano gli stessi antenati? Si tratta ancora di una pura invenzione costruita per la gloria dei conquistatori per legittimare la loro politica di assimilazione?
Tutte le tracce di altri popoli, i "barbari" sono state soppresse dopo il loro passaggio.
La conquista del continente cinese è iniziata ai confini di Loess e della Grande Pianura e ha richiesto quasi quattro millenni. Questo è quanto ha annotato lo studioso francese René Grousset nel suo libro "Storia della Cina" parlando dell’espansione di una razza di rudi pionieri cinesi della Grande Pianura.


Di fronte alla loro brillante civiltà, poche persone, compresi gli europei quando arrivarono in Asia, hanno osato mettere in dubbio ciò che era stato detto e scritto finora ad allora negli annali cinesi e vietnamiti, per pensare all’esistenza di un'altra civiltà che i dominatori erano stati in grado di occupare e rimuovere dal territorio sottomesso del popolo Bai Yue.
Il nome stesso di Indocina in gran parte rispecchia questo atteggiamento, perché per molte persone, vi sono solo due civiltà degne di essere citate in Asia: quella dell’India e quella della Cina. È inoltre spiacevole notare lo stesso errore commesso da alcuni storici vietnamiti, intrisi dalla cultura cinese, nel loro lavoro storico.
A forza di essere indottrinati dalla politica coloniale delle genti del nord, un certo numero di vietnamiti continua a dimenticare la propria origine e a pensare ancora oggi che essi derivino dai Cinesi. Questi ultimi non hanno esitato a iniziare la loro politica di assimilazione e d'annessione dei territori che erano riusciti a conquistare dopo la creazione della loro nazione.
Il successo della sinizzazione degli Han era visibile nel corso dei secoli durante i loro contatti con altri popoli "barbari ". Il processo non può essere stato diverso da quello che ha segnato la loro invasione nel XIX secolo per "la terra d'erba" mongola e nel XX nella foresta della Manchuria.


Non si può contestare che la brillante civiltà cinese ha avuto un innegabile impatto sullo sviluppo della cultura vietnamita nel corso della sua lunga dominazione, ma non si può dimenticare di riconoscere che gli antenati dei vietnamiti, i Luo Yue (o Lac Viet) hanno avuto la loro cultura, quella di Bai Yue. Furono gli unici superstiti di questo popolo a non essere sinizzati durante tutta la tormentata storia. Essi erano i legittimi eredi del popolo Bai Yue e della sua civiltà agricola. I tamburi in bronzo di Ðong Son sono testimonianza della loro legittimità perché sono stati trovati su questi oggetti i motivi di decorazione raffigurante le loro attività agricole e di mare di questa brillante epoca prima dell’arrivo dei Cinesi nel loro territorio (Kiao Tche o Giao Chi in vietnamita).


Ora sappiamo che la civiltà agricola di Hemudu ha dato alla luce la cultura di Bai Yue (o Bách Viet in vietnamita). Il termine Bai Yue significa letteralmente i Cento Yue, ed è stato usato dai Cinesi per riferirsi a tutte le tribù che credevano appartenessero ad un gruppo, gli Yue.

Secondo la scrittrice vietnamita Bình Nguyên Loc, lo strumento utilizzato frequentemente dagli Yue è l'ascia di guerra (cái rìu in vietnamita) ritrovate in diverse forme e realizzate con differenti tipi di materiali (pietra, ferro o bronzo). Per questo motivo al momento del contatto con il popolo nomade del nord di origine turco-mongola, gli antenati degli Han (i cinesi), sono stati chiamati da questi ultimi con il nome di "Yue", le genti esperte nell’uso dell’ascia. All’epoca, l’ascia aveva grossomodo la forma qui a lato


L'ascia degli Yue

e servì come modello di rappresentazione in forma scritta nel pittogramma cinese.
Ha continuato a comparire per esteso nella parola Yue nella quale lo troviamo assieme al radicale me (riso o gao in vietnamita) per designare le persone che praticavano la risicoltura al tempo di Confucio.
Ai nostri giorni, nella parola Yue , oltre al radicale "(Tau) (oltrepassare o  in vietnamita vuot)",  l'immagine dell’ascia continua ad essere rappresentata dal simbolo  trasformata gradualmente nel corso del tempo.


La parola Yue deriva forse foneticamente dal fonema Yit utilizzato dalla tribù Muong per designare l’ascia. È importante ricordare che la tribù Muong è quella avente la stessa origine della tribu Luo Yue (o Lac Viet) da cui i vietnamiti provengono. (I famosi re vietnamiti Lê Ðai Hành, e Lê Loi erano Muong).