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FILOSOFIA

THICH QUANG DUC

Il New York Times, il Washington Post, e la BBC ad inizio estate (giugno 2012) narravano storie su monaci tibetani che si sono dati fuoco per protestare contro il governo cinese. I racconti hanno provocato scarsa reazione a Washington. Non Ŕ stato cosý quasi cinquant'anni fa, quando un vecchio monaco buddista di 66 anni di nome ThÝch Quang đuc si diede fuoco l'11 giugno 1963, sulle strade di Saigon, capitale del Vietnam del sud.

ThÝch Quang đuc, nome da laico LÔm Van Tuc (Hoi Khßnh, 1897 - Saigon, 11 giugno 1963), Ŕ stato un monaco buddhista vietnamita che si diede fuoco a Saigon nel 1963 per protestare contro l'amministrazione del presidente del Vietnam del Sud, il cattolico Ng˘ đýnh Diem, e la sua politica di oppressione della religione buddhista. ThÝch Quang đuc divenne celebre in tutto il mondo grazie anche alla fotografia della sua auto-immolazione, scattata da Malcom Browne, che gli valse il premio World Press Photo of the Year per il 1963. Dopo la morte, il corpo di ThÝch Quang đuc fu nuovamente cremato. Il fatto che tra le ceneri fosse ritrovato intatto il cuore convinse definitivamente i buddhisti del valore della sua compassione e da allora viene venerato come bodhisattva.


BIOGRAFIA
ThÝch Quang đuc nacque (uno di sette fratelli) col nome di LÔm Van Tuc, da LÔm Huu Ung e sua moglie Nguyen Thi Nuong in un villaggio del Vietnam centrale. Nel 1904 sotto la guida dello zio materno, il monaco mahayana H˛a thuong ThÝch Hoang ThÔm, entr˛ a studiare nel locale monastero prendendo il nome di Nguyen Van Khiet. A quindici anni prese i voti di novizio, a venti i voti monastici e cambi˛ nome in ThÝch Quang đuc (in caratteri cinesi:, pinyin: Shý GuangdÚ, dove il cognome , come da tradizione monastica, Ŕ l'iniziale del cognome Sakyamuni mentre il nome significa Vasta Virt¨). Quindi viaggi˛ sino a un monte nei pressi di Ninh H˛a e ivi risiedette da eremita per tre anni.
Seguirono due anni di vita itinerante volta alla predicazione del dharma e, successivamente, prese residenza nel monastero di Sac Tu Thien An nei pressi di Nha Trang. Nel 1932 fu nominato ispettore del sangha nella provincia di Ninh H˛a e quindi in quella di Khßnh H˛a, sua provincia natale.
In questo periodo fu responsabile della creazione di 14 templi. Nel 1934 cominci˛ a predicare nel Vietnam meridionale, proseguendo la costruzione di templi e intervallando periodi di meditazione e studio. Per due anni soggiorn˛ in Cambogia per studiare il Buddhismo nella tradizione theravada. L'ultimo dei 17 templi che edific˛ nel Vietnam del Sud, a Ph˙ Nhuan nella provincia di Gia Dinh alla periferia di Saigon, fu dedicato a Qußn The ┬m, il bodhisattva della compassione Avalokiteshvara). Quindi fu nominato Presidente del Comitato per i Riti e Cerimonie della Congregazione dei Monaci del Vietnam e abate del tempio di Phuoc Hoa sede dalla Associazione per gli Studi Buddhisti del Vietnam. In seguito si dimise da queste cariche per tornare allo studio e meditazione.

LA SITUAZIONE RELIGIOSA IN VIETNAM
Per capire la storia di ThÝch Quang đuc, Ŕ fondamentale conoscere la storia di Ngo Dinh Diem, il presidente del Sud Vietnam appoggiato dagli Usa, salito al potere nel 1955, al termine del dominio coloniale francese in seguito agli accordi di Ginevra che portarono alla divisione del Vietnam lungo il 17░ parallelo.
Durante il regime di Ng˘ Dýnh Diem in Vietnam la popolazione buddhista era stimata dal 70% al 90% del totale. Ng˘ Dýnh Diem e la sua famiglia facevano parte di quella esigua minoranza convertita durante il periodo del dominio coloniale francese. Per questo motivo Diem introdusse una serie di politiche volte a favorire il Cattolicesimo a discapito del Buddhismo e delle altre minoranze religiose: nel 1959 il Vietnam del Sud fu dichiarato "sotto la protezione" della santa cristiana Maria, quindi in campo legale si introdusse l'abolizione del divorzio, il divieto dell'uso dei contraccettivi e la non legalitÓ dei rapporti extra-coniugali.
Altre misure riguardarono la creazione dell'istituto educativo di Vinh-Long, deputato alla formazione dei quadri dirigenti del regime, in cui furono scelti come insegnanti solo preti cattolici; la ridistribuzione delle terre, la possibilitÓ di fare carriera nell'esercito: i cattolici furono favoriti rispetto agli appartenenti ad altre confessioni religiose. Fu durante questo regime che la Chiesa cattolica divenne il pi¨ grande proprietario di latifondi di tutto il Vietnam del Sud.
Ai preti cattolici fu concesso di costituire delle bande armate, mentre ai villaggi che dovevano essere evacuati, in base alle politiche di lotta contro la guerriglia comunista, si concedeva di restare nelle proprie terre solo qualora si fossero convertiti al cattolicesimo. In tutto il Vietnam del Sud rurale si susseguirono assalti ai monasteri buddhisti, con devastazioni, senza che la polizia intervenisse o identificasse i responsabili. Il fratello di Ng˘ Dýnh Diem, Ng˘ Dýnh Tuch, vescovo cattolico, fu nominato dal Vaticano vicario apostolico per il Vietnam. La bandiera buddhista fu vietata in tutto il paese, mentre a tutte le manifestazioni ufficiali sventolava la bandiera vaticana assieme a quella nazionale.


Ng˘-dinh-Diem - Uomo politico vietnamita (Hue, 3 gennaio 1901 - Saigon, 2 novembre 1963), venne soprannominato "il Churchill dell'Asia sud-orientale", Ŕ stato il primo presidente della Repubblica del Vietnam del Sud. Fu assassinato nel 1963 insieme al fratello, nel corso di un colpo di stato preparato con il concorso dei servizi segreti statunitensi e con l'avallo formale del presidente Kennedy.

L'8 maggio del 1963 in occasione della festa del Vesak i buddhisti vietnamiti, sfidando il governo, scesero in massa per le strade chiedendo l'uguaglianza religiosa e protestando contro il divieto di utilizzare la bandiera buddhista. A Hue, seconda cittÓ del Vietnam e governata da un fratello del presidente, la polizia spar˛ sulla folla uccidendo nove persone. Ufficialmente il governo incolp˛ i viet cong esacerbando ancor di pi¨ gli animi e provocando altre manifestazioni e scioperi della fame. Le richieste buddhiste al governo furono formalizzate in cinque punti:

1. ottenere il permesso di utilizzare la bandiera buddhista in pubblico;
2. garantire al buddhismo trattamento eguale al cattolicesimo;
3. scarcerazione dei buddhisti arrestati per motivi religiosi;
4. concedere il diritto di predicare il dharma ai monaci e alle monache;
5. compensare delle perdite le famiglie delle vittime delle violenze e punire i colpevoli.


L'immolazione di ThÝch Quang Duc
Il 10 giugno 1963 rappresentanti della comunitÓ buddhista di Saigon avvisarono la stampa americana che l'indomani sarebbe accaduto qualcosa nell'incrocio stradale davanti all'ambasciata Cambogiana. Solo pochi giornalisti presero seriamente la notizia, tra cui David Halberstam del New York Times e Malcolm Browne dell'Associated Press. Ci˛ che videro fu un gruppo di circa 350 monaci e monache marciare assieme ad un'auto azzurra che portava cartelli in vietnamita e in inglese inneggiando all'eguaglianza religiosa.
Arrivati all'incrocio tra il Boulevard Phan Dinh Phung e via Le Van Duyet dall'auto fu estratto un cuscino da meditazione, ThÝch Quang Duc vi si sedette nella posizione del loto e cominci˛ a meditare sgranando l'Aksamala di grani di legno recitando il mantra del Buddha Amitabha, notissimo in tutta l'Asia Orientale: "Nam M˘ A Di DÓ Phat".
Un altro monaco del gruppo cominci˛ a versare una tanica di benzina sul corpo di ThÝch Quang Duc. Una volta raggiunto uno stato di concentrazione meditativa sufficiente ThÝch Quang Duc accese un fiammifero e avvamp˛ in una grande fiammata.

Il giornalista David Halberstam, che era presente, cosý ha descritto quello che Ŕ successo:

"ThÝch Quang đuc rimaneva immobile e in silenzio, mentre la gente accorsa piangeva, pregava o si prosternava, cosa che fece anche un poliziotto, mentre un monaco all'altoparlante ripeteva: "Un monaco si dÓ fuoco, un monaco diventa martire".
Le fiamme venivano da un essere umano, il suo corpo si Ŕ lentamente atrofizzato e dissolto, la testa annerita e carbonizzata. Nell'aria era l'odore di carne bruciata, gli esseri umani bruciano in maniera sorprendentemente veloce. Dietro di me sentivo i singhiozzi dei vietnamiti che si stavano riunendo. Ero troppo sconvolto per piangere, troppo confuso per prendere appunti o fare domande, troppo sconcertato anche per pensare... Mentre bruciava non ha mai mosso un muscolo, non ha emesso un suono, la sua compostezza esteriore era in netto contrasto con le persone piangenti intorno a lui".


Il corpo carbonizzato di ThÝch Quang đuc fu quindi portato dai monaci al tempio di Xß Loi (il cui nome Ŕ la traduzione in vietnamita di Sarira), in centro a Saigon. Verso le 13:30 si trovavano giÓ un migliaio di monaci e una gran folla di buddhisti che si mosse da lý al luogo del rogo. La polizia quindi prese ad arrestare dei monaci rimasti al tempio di Xß Loi e lo circondarono. Al tramonto di quella giornata migliaia di abitanti di Saigon dichiararono di aver visto in cielo l'immagine del Buddha piangente.

IL FUNERALE Il funerale di ThÝch Quang đuc, previsto per il 15 giugno attir˛ migliaia di persone davanti al tempio Xß Loi. Preoccupazioni per possibili scontri dovuti alla tensione consigliarono lo spostamento della data della traslazione dei resti. Il 19 i rappresentanti del sangha di Saigon e la polizia convennero di far partecipare solo alcune centinaia di monaci dal tempio al cimitero, dove avvenne la cremazione. Una volta cremato il corpo, le ceneri vennero esaminate secondo tradizione e fu rinvenuto il cuore non combusto. L'eccezionalitÓ del fenomeno port˛ all'immediato riconoscimento del cuore come Sarira e di ThÝch Quang đuc come bodhisattva (in vietnamita: Bo Tßt), cosý da quel momento i buddhisti vietnamiti si riferiscono a lui col nome di Bo Tßt ThÝch Quang đuc.



La lettera che aveva lasciato come suo ultimo atto diceva:
" Prima di chiudere i miei occhi e andare verso la visione di Buddha, rispettosamente prego il Presidente di essere compassionevole verso il popolo della nazione e incoraggi l'eguaglianza religiosa al fine di mantenere eternamente forte il Paese. Invito i venerabili, i reverendi, i membri del sangha e i laici buddhisti ad organizzarsi in solidarietÓ per fare offerte per proteggere il Buddhismo."

Il gesto estremo di ThÝch Quang đuc fu fatto solamente per compassione e non per protesta: il suo scopo era quello di toccare i cuori e portare all'attenzione una situazione tragica come quella delle repressione della religione buddhista. E infatti gli Stati Uniti, che fino ad allora avevano ignorato il regime vietnamita, misero alle strette Ng˘ Dýnh Diem affinchÚ esaudisse la richiesta dei buddhisti di poter praticare la religione buddhista alla stregua dei cattolici. Il dittatore tuttavia non accolse l'invito e continu˛ la sua azione di propaganda e di repressione violenta, fino a che venne ucciso il primo novembre dello stesso anno dai suoi stessi ufficiali durante un colpo di stato.


Sister ChÔn Kh˘ng, monaca zen vietnamita sostenitrice del Buddismo Impegnato, da sempre al fianco del maestro Thich Nhat Hanh, ha lottato con tenacia per i diritti umani, rischiando in molte occasioni la propria vita pur di portare avanti il suo messaggio di pace.

ChÔn Kh˘ng Ŕ monaca dell'Ordine dell'Interessere, fondato da Thich Nath Hanh, (Maestro Zen. 42░ generaz. Scuola Lam Te) fautore del Buddismo Impegnato, insegna l'"arte del vivere in consapevolezza". Poeta, e pacifista.
Cosý scrive:

"Sapevamo che i poliziotti torturavano i detenuti finchŔ "ammettevano" di essere agenti provocatori comunisti infiltrati tra i buddhisti per sobillarli.
Hue Dong fu arrestato, picchiato per costringerlo ad "ammettere di essere" comunista ed obbligato a guardare la sua pi¨ vicina collaboratrice nell'attivitÓ clandestina sottoposta a scariche elettriche nella vagina. BenchÚ perdesse i sensi numerose volte, la donna continu˛ a proclamare la propria innocenza. Altri nostri collaboratori morirono sotto tortura, ma il numero delle persone che ci aiutavano continuava a crescere.
L'11 giugno 1963, ThÝch Quang đuc si immol˛ in nome della libertÓ di religione. Nessuno mi aveva informato del suo proposito, ma proprio nel momento in cui si diede fuoco passavo in ciclomotore all'incrocio tra la via Phan Dinh Phung e la via Le Van Duyer. Lo vidi sedere tranquillo e coraggioso mentre le fiamme lo avvolgevano. Stava perfettamente immmobile, mentre attorno la gente piangeva e si prostrava sul marciapiede.

... Il suo sacrificio sollev˛ una ventata tale in tutto il paese che non si contavano pi¨ le dimostrazioni e le azioni di resistenza in tutte le cittÓ e le province.
... Il governo rimand˛ i funerali per quattro giorni nella speranza che gli animi si calmassero. Il venti giugno, dopo sei ore di cremazione, il corpo di Thich Quang Duc era diventato cenere, salvo il cuore che era rimasto rosso ed intatto.
Dopo una seconda cremazione ad una temperatura elevatissima, il cuore continuava ad essere intatto, solo di colore pi¨ scuro. ...

da "L'arma del vero amore" di Sister ChÔn Kh˘ng, pag 45.
Astrolabio ed. -Prefazione di Thich Nhat Hanh

L'INTERPRETAZIONE BUDDHISTA
Nel 1967 il monaco chan ThÝch Nhat Hanh scrisse in inglese una memoria indirizzata al pubblico occidentale per rispondere ad alcune critiche e permettere una migliore comprensione del gesto di ThÝch Quang đuc. L'immolazione, veniva spiegato, non deve essere considerato suicidio, vietato dal Buddhismo, in quanto privo delle caratteristiche che definiscono il suicidio stesso. Queste sono: mancanza di coraggio di vivere e fare fronte alle difficoltÓ; senso di sconfitta nella vita e perdita di ogni speranza; desiderio di non-esistenza.
Nel caso di ThÝch Quang đuc al contrario c'era coraggio e ottimismo che il gesto potesse produrre una evoluzione positiva nella societÓ, non era volto alla distruzione dei nemici sia perchÚ per un monaco i nemici sono le pulsioni impersonali (odio - in sanscrito: dvesa, attaccamento - trsna, ignoranza - avidya) sia perchÚ si auspicava in un ravvedimento dei persecutori. Infine non era nemmeno un atto di protesta, nella lettera lasciata non si lanciano accuse o recriminazioni, ma un gesto volto a toccare i cuori e mostrare la situazione per quella che Ŕ. In questo si tratta di un atto di compassione.

Riconoscere la dignitÓ politica ed umana di queste immolazioni non significa incoraggiarle. Significa accettare di portare la propria parte di responsabilitÓ politica in esse. L'immolazione, come dice il leader buddista vietnamita ThÝch Quang đuc in un messaggio inviato al Dalai lama e al popolo tibetano:

"(...) Ŕ un gesto tragico ed estremo, un gesto che dovrebbe essere evitato a tutti i costi. Ma ci sono dei momenti in cui questo gesto ultimo, quello di offrire il proprio corpo come torcia della Compassione per dissipare le tenebre e l'ignoranza, Ŕ l'unico a cui si possa ricorrere."


ThÝch Nhat Hanh

La pratica dell'immolazione a mezzo combustione da allora Ŕ divenuta fondante delle rivendicazioni di una religione a lungo oppressa e boicottata, sino ai giorni d'oggi, in cui puntualmente si registrano azioni suicide a mezzo combustione, in particolare in Tibet, zona da lungo tempo oggetto di controllo da parte del regime cinese.
Il suicidio Ŕ condannato dal buddismo quale scelta finale non consona ai principi religiosi, al contrario l'autoimmolazione Ŕ considerata un atto positivo, suscettibile di diffondere una pi¨ elevata concezione ascetica, dal momento che la stessa fonda le sue ragioni sulla protesta per l'affermazione delle libertÓ religiose, come ogni costituzione civile difende.
Ci˛ che in particolare convinse le correnti buddiste che quel tipo di scelta fosse propositiva e non rinunciataria alla vita, fu il fatto singolare che, benchÚ ThÝch Quang đuc, subý la prima combustione per propria volontÓ e successivamente fu cremato come da tradizione, il suo cuore risult˛ stranamente intatto, al che persino le autoritÓ vietnamite provvidero alla conservazione delle sue reliquie col massimo rispetto.
Il 5 marzo 2012 si Ŕ consumata la ventiseiesima immolazione dal 2009, un monaco diciottenne, Dorjee, si Ŕ dato fuoco dinnanzi ad un ufficio governativo nella cittÓ di Charawa nel Sichuan e il sabato e la domenica precedente altre due donne hanno provveduto alla stessa scelta. Il particolare raccapricciante della vicenda di ThÝch Quang đuc riguarda la sorella dell'allora Presidente, la quale afferm˛ con grande sufficienza, che non sarebbe stato un "barbecue di Monaci" ad impedirne la loro repressione.


Questa Ŕ l'auto che ThÝch Quang đuc ha utilizzato per recarsi sul luogo della sua auto-immolazione. ╚ parcheggiata nella Pagoda Tien Mu, un tempio storico della cittÓ di Hue, che Ŕ il capoluogo della provincia Thua Thien-Hue nella regione della Costa del Centro-Nord Vietnam.

Foto Levda - Hue 29 Luglio2012